Itinerari a Gubbio

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Gubbio

Itinerari a Gubbio

Itinerari turistici e percorsi suggeriti

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Visita del centro cittadino

L'itinerario inizia entrando nella città per Via matteotti dalla statale di Perugia.Procedendo per via mausoleo si giunge al Mausoleo dei Quaranta Martiri, opera dell'architetto Pietro Fringuelli, eretto a ricordo dei di quaranta patrioti eugubini trucidati dai nazisti il 22 Giugno 1944.
Proseguendo per via Matteotti si giunge alla piazza dei Quaranta Martiri dalla quale si può osservare il suggestivo panorama dei principali monumenti cittadini. Sul lato sinistro della piazza si può ammirare la chiesa di S. Francesco. Dalla piazza, procedendo per via della Repubblica si giunge alla chiesa di S.Giovanni quindi per via baldassini si arriva ad ammirare il fianco del palazzo comunale e gli arconi di sostegno alla piazza della Signoria opera del gattapone. Da qui si nota l'imonente mole del palazzo dei Consoli. Tornando indietro e prendendo per via Lucarelli si giunge attarverso una scalinata alla piazza della Signoria. Per via dei consoli, a destra del palazzo omonimo, si raggiunge il largo del Bargello, ornato da una fontana a vasca, dove si può ammirare l'elegante palazzo del Bargello del sec.XIII. procedendo verso sinistra si giunge in piazza Giordano Bruno dove sorge la chiesa di S.Domenico. Se si prosegue per via Gabrielli e poi per via Capitano del popolo si può visitare il palazzo del Capitano del Popolo . Ritornando nella via dei Consoli si devia a sinistra per via Galeotti quindi per via Ducale e giungendo voltando di nuovo a destra per via S.Ubaldo si può ammirare il Duomo e di fronte ad esso il palazzo Ducale detto la Corte. Dalla via Ducale si giunge a via XX Settembre e voltando a destra si imbocca via Mastro Giorgio per poi giungere a via Savelli della Porta dove all'estremità sorge la chiesa di Santa Maria Nuova.

Il Sentiero di Francesco

Il Sentiero di Francesco

Nell'anno 1213 Orlando Cattani, feudatario della città di Chiusi, donò la montagna di La Verna, situata tra Toscana, Umbria e Marche, a Francesco d'Assisi affinchè vi si stabilisse con i suoi frati. Francesco e i suoi frati soggiornarono a La Verna per molto tempo finchè il frate ricevette le stimmate e lasciò definitivamente il monte custodito da allora solo dai suoi compagni.
Nella grande montagna di formazione calcarea si erge il Santuario di La Verna appunto, a quota 1128 mt.
Il sentiero di Francesco comincia da qui.

Dal Santuario infatti il percorso è in salita fino a quota 1254 mt, dove si trova la cima del Monte Calvano.
Da qui si prosegue in discesa verso Pieve Santo Stefano a 432 mt, città in provincia di Arezzo e poi ancora una salita da superare(4 ore circa) per raggiungere l'eremo di Cerbaiolo a quota 861 mt.
Proseguendo tra i boschi, lungo l'Alpe della Luna, dopo 6 ore di cammino si giunge al Convento di Montecasale, nella città omonima, dove i Camaldolesi costruirono un eremo con ospedale e un ospizio per i pellegrini.
Il convento fu ceduto ai francescani nell'anno 1213 e divenne luogo di prima importanza per la spiritualità dei frati.
Dal Convento una discesa di due ore accompagna fino a Sansepolcro, terra natale di Piero della Francesca, città ricchissima dunque di storia, arte e cultura.
Dalla Toscana all'Umbria in 4 ore poi, per visitare Citerna, borgo collinare che si affaccia sulla meravigliosa Valle del Tevere.
Da Citerna ancora le medesime ore di cammino conducono a Città di Castello.
Passando per Pieve de' Saddi, che da Città di Castello dista circa 4 ore e mezzo, si arriva a Pietralunga, nell'Appennino Umbro Marchigiano, tappa fondamentale del percorso.
Ed infine in 3 ore si raggiunge Gubbio, passando per San Benedetto Vecchio.
3 ore e mezza nuovamente occorrono per raggiungere Vallingegno dalla città di Gubbio:lungo la strada si possono ammirare l'Abbazia di Vallingegno e l'Eremo di San Pietro in Vigneto, luogo di pace e di grande misticismo.
Un'ora di cammino, tra il verde di boschi e selve, è necessaria per raggiungere la Chiesa di Camprignone che ospitò i francescani nel 1223 e un'altra ora circa occorre per arrivare al Castello di Biscina.
Il sentiero di Francesco prosegue per altre due ore e mezza.
Tra asfalto e strada sterrata si attraversa un paesaggio stupendo e incontaminato e si giunge a Coccorano da dove è visibile l'imponente Castello di Giomici che conserva il fascino di un antico borgo medievale.
Arrivati a Valfabbrica si prosegue con una salita di circa due ore fino al Cimitero di Pieve San Nicolò.
Dopo aver visitato la chiesa omonima si riprende il cammino per un'altra ora e mezza.
Si incontra la Statua di Padre Pio per poi arrivare finalmente ad Assisi, porta San Giacomo.
Per maggiori informazioni visitare il sito Il Sentiero di Francesco

Da Gubbio ad Assisi - Il fascino mistico dell'eremitismo di montagna

Da Gubbio ad Assisi - Il fascino mistico dell'eremitismo di montagna

Il territorio che ci conduce da Gubbio ad Assisi, e che attraversa l’Oasi del Parco Naturale del Monte Cucco, l’Altopiano della Palude di Colfiorito e il Parco del Monte Subasio, è un susseguirsi di orizzonti paesaggistici tra i più maestosi della regione. Luoghi d’altri tempi e terra di badie, eremi e monasteri persi nel silenzio dell’Umbria più irraggiungibile e mistica. In questo tragitto incontriamo due città d’arte, Gubbio e Spello, e sfioriamo Assisi, dove riposeremo al termine di una lunga,ma eccezionalmente affascinante, giornata di viaggio.

L'eleganza rinascimentale di Gubbio. «Intra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa d’alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di retro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo». È il sommo poeta Dante Alighieri, nell’undicesimo canto del Paradiso, a raccontare la bellezza del territorio eugubino, circondato dal corso d’acqua del Topino e dal colle intitolato alla memoria del santo patrono di Gubbio, Sant’Ubaldo, una posizione così favorevole da “far piangere” le comunità di Nocera e Gualdo Tadino. Gubbio è come un grande presepio, aggrappato alla roccia del Monte Ingino, con la sua cinta muraria che ancora oggi avvolge l’abitato del centro storico. La sua è una configurazione urbanistica tipicamente medievale ma l’aspetto architettonico riflette un gusto e un’eleganza rinascimentale su cui si innestano elementi di sapore barocco. La nostra escursione inizia da piazza Quaranta Martiri, un tempo piazza del mercato e oggi ampio spazio destinato a parcheggio e giardino pubblico, circondata dalla Chiesa di San Francesco e dai portici dell’Ospedale della Misericordia, risalente al 1326. Da piazza Quaranta Martiri iniziamo la passeggiata tutta in salita percorrendo via Picciardi fino ad arrivare nell’incantevole piazza Grande: una terrazza pensile sulla quale poggia il Palazzo Pretorio (oggi sede del Municipio) e l’imponente Palazzo dei Consoli, vero e proprio gioiello rinascimentale eretto nel 1346 su disegno dell’architetto eugubino Matteo di Giovannello, detto Gattapone. Da piazza Grande si può godere di uno dei panorami più estesi e affascinanti sull’Umbria ed è l’occasione per gettare uno sguardo sull’Anfiteatro Romano, che in verità meriterebbe una visita più da vicino. Perdersi nel dedalo delle vie di Gubbio è di un fascino sconcertante: è come passeggiare a ritroso nella storia, tra palazzi storici, residenze nobiliari, chiese gotiche, campanili, scalinate e antichi pozzi. A pochi passi dalla piazza panoramica incontriamo il Palazzo del Capitolo dei Canonici (oggi sede del Museo Diocesiano) e Palazzo del Bargello con la sua celebre fontana; è incredibilmente suggestivo vedere come sacro e profano, ovvero Duomo e Palazzo Ducale, rispettivamente del XIII e XV sec., siano affacciati l’uno di fronte all’altro, a una distanza di poco più di un metro. Per gli amanti del trekking e della natura invitiamo a continuare il percorso e percorrere la lunga via Sant’Ubaldo, immersa nel verde dei boschi del Monte Ingino, fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo a 827 metri: il sentiero è ampio, ben mantenuto ed è un vero incanto attraversare l’imponente bosco di conifere in una bella giornata di sole. La vista dall’alto del piazzale della Basilica è imperdibile e uno spaccio in un piccolo terrazzo pensile offre un ristoro tra le nuvole. All’interno della Basilica, poi, sono conservate tre strutture in legno, meglio note come ceri, che ogni prima domenica di maggio sono portate in città per poi ritornare in Basilica il 15 maggio, dopo una lunga corsa devozionale a Sant’Ubaldo, patrono della città: è la Festa dei Ceri, un’antichissima ricorrenza pagana che coinvolge l’intera comunità. Il ritorno al punto di partenza può essere compiuto in appena sei minuti con un viaggio panoramico grazie alla Funivia Colle Eletto.+

La vocazione eremita sulle pendici del Monte Cucco. Compiuto il percorso nel centro storico di Gubbio, si procede a nord attraversando l’appennino umbro marchigiano verso il borgo di Schegge e Pascelupo (SS 298 verso via Giove Pennino, frazione Villamagna, frazione Sant’Angelo dopo Serra, località Fornace), magari dopo una breve sosta enogastronomica all’Osteria del Bottaccione (via Giove Pennino, 25), seguendo un percorso di grande fascino paesaggistico, 12 km di strada di montagna che taglia la catena dei Monti Eugubini. È in questo paesaggio che emerge in tutto il suo splendore la Gola del Bottaccione, un profondo canale venutosi a creare tra il Monte Ingino e il Monte Foce a cui è collegata una diga artificiale costruita nel Medioevo con relativo bacino di raccolta delle acque. La gola è uno dei luoghi geologici più interessanti d’Italia in virtù dell’alta concentrazione di iridio, metallo la cui massiccia deposizione nelle rocce ha fatto supporre l’impatto di un meteorite, del diametro tra i 6 e i 14 km, che sarebbe avvenuto 65 milioni di anni: non è un caso se la Gola del Bottaccione è nota anche come “Scrigno del Passato”. Il territorio che circonda la gola ospita anche due insediamenti architettonici di grande rilevanza, l’acquedotto medievale e l’Eremo di San Ambrosio, sul Monte Calvo, già abitato da eremiti nella metà del XIV secolo: il monastero, dall’impianto architettonico rinascimentale ma con elementi che rimandano alla successiva epoca barocca, sembra appeso come per magia alla parete rocciosa del Monte Foce. Proseguendo le strette del Bottaccione lungo la SS298 si giunge a 780 metri dall’altezza sul mare, al Valico della Madonna della Cima, superando il quale si arriva al passo di Scheggia. Immersi nel silenzio profondo dell’Appennino, siamo come travolti dall’incanto del Parco Regionale del Monte Cucco, oasi verde e polmone dell’Umbria (la vetta del Monte Cucco raggiunge i 1.566 metri) che raccoglie al suo interno una serie di piccoli paesi come Scheggia, Pascelupo, Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico. Ruscelli, faggete, piccole cascate, grotte carsiche, laghetti, pascoli e fonti minerali sono state da sempre un luogo ad alta vocazione eremitica: ne sono testimonianza l’Eremo di Monte Cucco San Girolamo, l’Eremo e la Badia dei S.S. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli, l’Eremo e l’Abbazia di Santa Maria di Sitria e l’Abbazia Benedettina di S. Andrea. è consigliabile una visita a questi luoghi di culto, magari facendo una selezione a vostra discrezione, prendendo come base il comprensorio del Comune di Scheggia e Pascelupo, sul crinale del confine con le Marche. Occorrono circa trenta minuti per raggiungere l’Eremo di Monte Cucco (SR 360 verso frazione Ponte Calcara, località Valdorbia, Isola Fossara, Casacce, Perticaro, Pascelupo), a 661m. s.l.m.: l’eremo è straripante di forza mistica, completamente isolato e immerso in uno splendido scenario naturale e magicamente incastonato nella roccia. Costruito intorno al secolo XI, ha una struttura architettonica romanica ed è interamente in pietra: è occupato ancora oggi dagli eremiti camaldolesi. Anche la Badia dei S.S. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli (SP 360 verso Sassoferrato) si raggiunge abbastanza facilmente, immersi in un tragitto montuoso di grande interesse paesaggistico. Di origine benedettina e costruita in pietra bianca, accecante nei giorni di sole, l’Abbazia fu fatta erigere nel X sec. Non molto distante sorge l’ennesima badia, l’Abbazia di Santa Maria di Sitria (SR-SS 360 verso Isola Fossara), fondata da San Romualdo nel 1014 con un impianto architettonico romanico-gotico. Il monastero, di piccole dimensioni, senza campanile, conserva ancora un affresco del XVIII sec. Scendendo a sud per circa 15 km da Isola Fossara verso Costacciaro, delizioso borgo al cui nome è legata una nota eremita, Sant’Agnese da Costacciaro, incontriamo i pochissimi resti dell’Abbazia di Sant’Andrea (SS 360 verso località Valdorbia, frazione Ponte Calcara, Scheggia e Pescelupo, via Flaminia), un tempo monastero benedettino del XII secolo e oggi poco più che una piccola cappella.+

Il Parco Regionale di Colfiorito. Riprendiamo il viaggio, ancora verso sud (SS3 verso Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Nocera Umbra), per incontrare un’Umbria diversa ma altrettanto affascinante. Sono consigliate almeno due brevi soste per ritemprare corpo e spirito: una prima pausa presso la Forneria Appennino di Fossato di Vico, occasione per gustare pane e focaccia umbri, e più avanti, presso Nocera Umbra, merita una visita il Monastero di San Biagio, relais con annesso laboratorio per la produzione artigianale di birra secondo la migliore tradizione Brassicola e con un processo naturale di fermentazione e stagionatura realizzata con una selezione di prodotti primi come malti d’orzo, acqua di Nocera Umbra, luppoli e lieviti. Dopo mezz’ora circa di macchina da Nocera Umbra arriviamo in un ambiente paesaggistico diametralmente opposto da quello incontrato a Costacciaro, il Parco Regionale di Colfiorito, un’oasi pianeggiante di 340 ettari circa di cui 100 occupati da una palude. L’altopiano carsico di Colfiorito comprende sette conche lacustri ed è traboccante di vegetazione palustre e di una ricca varietà di fauna che sosta in quest’area: l’airone cenerino, il tarabuso e il germano reale. Il territorio ha fatto riemergere testimonianze di vita del III millennio a.C., a conferma del fatto che fu abitato fin dalla preistoria: ne sono a testimonianza i resti della fortificazione del Castelliere del Monte Cassicchio. Fu municipio romano e nel 217 a.C. fu teatro di un scontro tra i Romani e i Cartaginesi guidati da Annibale in occasione della II guerra punica. L’altopiano è celebre anche per le sue specialità alimentari, le lenticchie e le patate rosse, che si possono acquistare con facilità direttamente dai contadini della zona ai margini delle strade primarie e secondarie. Lenticchie, cicerchie, ceci, fagioli, farro e patate rosse provenienti da coltivazioni biologiche sono acquistabili presso l’Azienda Agricola Biologica “L’Oasi” di Silvana Prosperi (verso via del Lago, frazione Forcatura), a circa 3 km dal centro di Colfiorito. A 2 km da Colfiorito, ma dalla parte opposta a Forcatura, (SS 77 verso Serravalle di Chieti), già sul territorio marchigiano, merita una sosta il Convento di Brogliano, monastero francescano al cui interno nacque la comunità degli Zoccolanti, il cui nome risale al 1386 quando alcuni frati umbri ottennero il permesso di calzare zoccoli di legno per tutelarsi dai serpenti presenti nel territorio. Fu eretto come romitorio nel 1270. È stato recentemente restaurato ed è attualmente abitato dai Francescani Minori. +

Il Parco del Monte Subasio. Riprendiamo il nostro viaggio (SS77 verso località Casette di Cupigliolo e poi verso frazione Pisenti, Collelungo, Capodaqua, Pieve Fanonica, Valtopina) in direzione Collepino, 27 km circa da Colfiorito, un delizioso e minuscolo borgo perfettamente mantenuto con appena cinquanta abitanti, dove fa bella vista di sé una deliziosa piazzetta e un affaccio panoramico particolarmente suggestivo. Siamo ancora ad alta quota, a circa 600 m s.l.m., ma questa volta nel cuore del Parco di Monte Subasio. Collepino nacque come colonia dei boscaioli e pastori dell’Abbazia di San Silvestro di Collepino (verso via San Silvestro), a 700 m s.l.m., tra faggi, lecci e oliveti secolari. Fondato nel 1025 inizialmente come eremo da San Romualdo e successivamente occupato dalla comunità dei Camaldolesi, vi sostò anche San Francesco d’Assisi. Fu distrutta nel 1335 per volere di Paolo III perché diede ospitalità ad alcuni componenti della famiglia Baglioni, ostile al papato. Sui resti dell’antica Abbazia, nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia ha fatto erigere un nuovo piccolo complesso architettonico conosciuto come Eremo della Trasfigurazione, ancora oggi abitato dalle Piccole Sorelle di Maria.+

L'Arte Sacra da Pintoricchio a Spello. A questo punto non rimane che scendere a valle in direzione Spello (via Subasio), percorrendo circa 6 km. Come molti borghi umbri anche Spello è incastonato nella natura, in questa circostanza sulle dolci spalle di un declivio collinare ai piedi del Monte Subasio. Di origini Umbre, Spello fu colonia e municipio romano con il nome di Hispellum: per la fedeltà dimostrata a Roma in occasione della guerra di Perugia (41 a.C.), Spello ottenne privilegi da Ottaviano Augusto e fu battezzata con l’appellativo di Splendidissima Colonia Iulia. La cinta muraria ben conservata di età romanica, che abbraccia l’intero cento storico, lascia il posto a quattro porte - la Consolare, l’Urbica, Venere e Dell’Arcea – e all’Arco di Augusto, in via Giulia. Lo sviluppo del Comune, dopo traumatiche e devastanti invasioni, barbariche prima, e successivamente, nel 1238, ad opera di Federico II, avviene in epoca rinascimentale, conferendogli un assetto urbanistico nobile e sobrio al tempo stesso. Le stradine del centro sono ben tenute e lambiscono palazzi storici, chiese e cortili prevalentemente costruiti con travertino rosa e pietra calcarea. Di straordinario interesse artistico è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, nel cuore della cittadina, che custodisce il sublime ciclo pittorico della Cappella Bagl ioni interamente dipinto dal Pinturicchio: emergono un autoritratto dell’artista (su tre quarti e con lo sguardo rivolto al pubblico) e tre scene, tra cui l’Annunciazione, la Natività e la Disputa nel Tempio che meriterebbero, da sole, una visita in Umbria. E col Pintoricchio nel cuore proseguiamo il nostro itinerario d’arte con una visita alla collezione permanente Emilio Greco, che ospita trentotto opere tra grafiche, litografie, acqueforti, disegni e sculture in bronzo (Museo Emilio Greco c/o Palazzo Comunale | Piazza della Repubblica) così da concludere il nostro percorso salendo verso il belvedere dopo aver attraversato Porta dell’Arce: c’è una piccola terrazza affacciata sulla campagna umbra e verso il tramonto sembra che tutto si fermi e che il tempo e la vita scorrano più lentamente del solito. Se rimane un po’ di tempo a disposizione si può fare una tappa a vedere l’incantevole Villa Fidelia, complesso architettonico di grande pregio che risale agli inizi del XIX sec., con un vasto giardino all’interno e una limonaia, negli ultimi anni sede di concerti e mostre d’arte. Si è fatta sera. Imbocchiamo la SS75 e raggiungiamo Assisi.+

Da Gubbio a Monte Cucco

Da Gubbio a Monte Cucco

Da Gubbio, procedendo per la strada che supera le strette del Bottaccione si giunge al valico della madonna della Cima e scendendo si arriva a Scheggia.
Proseguendo verso Sud si passa per Costacciaro fino a raggiungere il Monte Cucco (m 1566). salendo tra boschi di conifere si raggiungono i pascoli dove si ammira uno splendido paesaggio dell'altopiano di Gualdo e dei monti di Gubbio. Dopo 5 km si prosegue per il Ranco di Sigillo (m 1150) con estesi boschi, praterie e sorgenti. L'imbocco della grotta è a m 1390 a strapiombo sul Fosso dell'Acqua Fredda.

Da Gubbio a Valfabbrica

Da Gubbio a Valfabbrica

Partendo da Gubbio l'itinerario da seguire per visitare tutto il comprensorio comincia con una tappa a Scheggia, situata dove la flaminia incrocia il Sentino con il caratteristico ponte a botte. Procedendo verso sud sulla flaminia si incontra dopo pochi km il pittoresco borgo di Costacciaro.
Al quadrivio dell'Osteria del Gatto deviando a destra su un raccordo si giunge dopo 1,3 Km a Fossato di Vico con la parte moderana lungo la strada e il borgo antico sopra uno sperone. Riprendendo la Flaminia verso sud dopo 8km troviamo Gualdo Tadino ai piedi del Monte Serra Santa, sulle cui pendici è visibile la strada bianca che porta alla cima.proseguendo sulla statale che da Gualdo porta a Perugia si giunge a valfabbrica sulla sponda sinistra del fiume Chiascio.

Da Città di castello a Gubbio - Eremi, miracoli e misteri

Da Città di castello a Gubbio - Eremi, miracoli e misteri

Un itinerario nell’Umbria sacra e mistica, sacra e pagana, inizia da Città di Castello e ci conduce fino a Gubbio, attraversando la dorsale dell’appennino umbro marchigiano e borghi

L'arte sublime di Città di Castello da Raffaello a Luca Signorelli. Entriamo in Umbria partendo da Città di Castello, la porta nord occidentale della regione, ad appena venti chilometri dal confine con la Toscana e dal Comune di San Sepolcro e raggiungibile facilmente dalla E45 e dall’autostrada A1 in poco più di mezz’ora. E' una magnifica occasione per visitare il centro storico di questa cittadina e per ammirare lo splendore artistico raggiunto soprattutto in epoca rinascimentale. Merito di preziose committenze che la famiglia Vitelli a capo della Signoria a partire dal XV secolo – rivolse ad alcune tra le più grandi personalità del suo tempo, come gli architetti Vasari, Antonio da Sangallo e gli artisti Raffaello, Luca Signorelli, Andrea e Giovanni della Robbia, autori di opere raccolte nella preziosa collezione della Pinacoteca Comunale ospitata all’interno del Palazzo Vitelli alla Cannoniera. La breve sosta a Città di Castello ha alcune tappe obbligate: di notevole interesse sono il Palazzo del Podestà, il Palazzo Comunale, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Domenico e naturalmente il Duomo, frutto di una progressiva serie di ricostruzioni e restauri avvenuti in seguito alla distruzione del VI secolo ad opera del re degli Ostrogoti, Totila. Il Duomo fu eretto su di un preesistente tempio romano la cui fondazione è stata attribuita a Plinio il Giovane, che nel municipio romano di Città di Castello possedeva una residenza privata. I biografi di San Francesco raccontano di una sua lunga sosta a Città di Castello ospite della famiglia Salamacchia; si narra che proprio qui il santo abbia compiuto uno dei suoi più celebri miracoli, la liberazione dal demonio di una giovane donna tifernate. +

La preghiera di San Francesco e San Benedetto. Appena 8 km dividono Città di Castello dall’Eremo di Buonriposo (vocabolo Sodo, vocabolo Uppiano), tappa del Cammino Francescano perché fu in questo luogo immerso nel verde del Monte Citerone e del colle di Sant’Angiolino, che il poverello trovò il suo riposo spirituale durante il tragitto tra Assisi e l’Eremo della Verba. Il nome dell’eremo deriva con grande probabilità dall’esclamazione Oh, che buon riposo che il Santo era solito esprimere ogni qual volta si trovava in questo piccolo romitorio; ed è particolarmente emozionante ritrovare i segni della stanza in cui San Francesco dimorò nel 1213. Nell’Eremo di Buonriposo pare abbiano vissuto anche altre figure di grande importanza per la comunità cristiana come Antonio da Padova, Bonaventura da Bagnoregio e Bernardino da Siena. Continuiamo il nostro percorso per raggiungere il borgo di Badia Petroia, (verso Ciciliano, vocabolo Ricastelli, vocabolo Biricocco, vocabolo Signorotto, vocabolo Rotetino, bivio Lugnano, Petroia), immerso in una valle di sorprendente bellezza. La sua storia incrocia quella del Monastero di Badia Petroia, dell’ordine di San Benedetto, costruita intorno al 960 ed eretta per conto di Ugo dei Marchesi di Colle. Ciò che rimane oggi del suo glorioso passato è una Chiesa che conserva la funzione originaria, e una struttura privata, Il Giardino della Badia. La Chiesa, dalle forme romanico lombarde, presenta una vasta cripta dalla pianta rettangolare a tre navate: un tempo alla struttura era collegata una torre campanaria ormai totalmente distrutta. Lo scarno arredamento e la luce fioca che emerge centralmente dietro l’altare regala all’ambiente un’atmosfera eccezionalmente dolorosa. +

Il fascino dell'attraversamento della dorsale appenninica. Di grandissimo interesse architettonico è il Santuario della Madonna di Belvedere (SS 257 verso vocabolo Surchio), completamente immerso nel verde della Val Tiberina e con una inedita pianta barocca ottagonale. Per raggiungerlo occorre tornare a Città di Castello e proseguire per la SS 257 percorrendo per 33 chilometri una strada che attraversa l’appennino e che sfiora angoli di grande fascino paesaggistico, come quello del Belvedere sopra le Terme di Fontecchio. Il santuario fu eretto alla fine del XVII secolo su disegno di due architetti, Antonio Gabrielli e Nicla Barbioni, che pensarono di costruire il tempio con una forma circolare (a croce greca) e con un ampio portico, con una sequenza serrata di archi, due esili torri e coperture che conferiscono alla struttura una fisionomia affascinante e raccolta. Così come suggerisce il suo nome, la visita al monastero è consigliata anche in virtù dell’arco panoramico che si può godere dalla sua posizione, uno sguardo a perdifiato sull’Appennino Umbro-Marchigiano. Poco meno di quaranta minuti e trenta chilometri di strada appenninica, tortuosa ma seducente, separano il Santuario della Madonna di Belvedere dall’Abbazia di San Benedetto Vecchio di Pietralunga (SS 257 verso Fraccano): è l’Umbria che non ci si aspetta, più di montagna che di collina. Il viaggio ci porta fino a seicento metri sul livello del mare passando per le frazioni di Fraccano, Ronchi, vocabolo I Terzi, vocabolo Cainardi e vocabolo Cortolla; una volta arrivati al borgo di Pietralunga occorre proseguire per qualche chilometro in direzione Gubbio, immersi in un silenzio profondamente mistico. La struttura originaria dell’Abbazia di San Benedetto Vecchio, conosciuta anche come San Benedetto De Podio, risale all’XI secolo e la sua costruzione si deve al monaco eremita San Pier Damiani grazie al contributo del vescovo di Gubbio Rodolfo Gabrielli. Incantevole la sua struttura a tre navate e le originarie decorazioni scultoree. Prima di arrivare ad Umbertide, merita una deviazione il delizioso borgo medievale di Montone (verso Pietralunga, Maritonda Terza, Carpini, Zona Corlo), posto all’interno dell’Alta Valle del Tevere e circondato dalle rive del fiume Tevere e del fiume Carpina, mantenuto integro negli anni grazie alla sensibilità dei suoi cittadini. +

Umbertide: Abbazia di San Salvatore ed Eremo di Monte Corona. Tra Pieve De’ Saddi e Umbertide (verso vocabolo Palazzo, Maritonda Terza, Zona Corlo, Zona Faldo) ci son poco più di 15 km, ottimo motivo per visitare questo piccolo centro umbro. Umbertide conserva gioielli architettonici e artistici come l’imponente fortezza medievale (costruita alla fine del XIV secolo di fronte al torrente Reggia), la Collegiata (Chiesa dall’inedita forma ottagonale) e la Chiesa di Santa Croce, che conserva la meravigliosa pala della Deposizione dipinta da Luca Signorelli nel 1516, commissionata dalla confraternita di Santa Croce e posizionata ancora nel suo luogo d’origine. La tappa successiva di questo nostro viaggio tocca l’ennesimo centro spirituale di questo territorio, l’Abbazia di San Salvatore di Montecorona, (verso Borgo Baraglia, Badia, Località Colle, Località Badia di Monte Corona), un monastero benedettino in stile romanico costruito intorno all’XI secolo, fondato secondo tradizione da San Romualdo nel 1008. La Badia gode ancora oggi di una posizione privilegiata, immersa nel verde della Valle del Tevere e stretta dal Monte Acuto; per raggiungerla da Umbertide occorrono venti minuti circa. La sua vicenda storica è legata all’ordine dei camaldolesi. Oggigiorno l’abbazia si presenta con una struttura divisa in due aree distinte: una chiesa superiore - con resti di affreschi trecenteschi e un’ampia navata dai soffitti lignei - e una cripta a cinque navate, così estesa e alta da considerarsi una seconda chiesa. All’esterno si erge una Torre Campanaria dalla forma alquanto singolare: nel suo sviluppo verso l’alto infatti si fa prima endecagonale e quindi ottagonale. Dall’Abbazia consigliamo di arrivare fino all’Eremo di Montecorona: fu costruito intorno al XVI secolo dai padri Camaldolesi, come spazio riservato esclusivamente alla vita spirituale, così da trasformare l’Abbazia di San Salvatore in luogo di raccolta dei pellegrini, di stoccaggio delle materie prime e anche in centro di attività economica e amministrativa. Per spingersi fino all’eremo, sulla cima del Monte Corona, occorre percorrere 8 km di strada di cui solo i primi quattro sono asfaltati, per poi prendere un sentiero (ben orientato dal CAI) fino a raggiungere i 705 metri sul livello del mare, immersi nel verde di boschi secolari di castagni e faggi. La fatica del tragitto è ampiamente ripagata dalla vista di questo sacro e mistico rifugio di preghiera. A questo punto non rimane che finire la giornata giungendo a Gubbio (verso Badia, Borgo Baraglia. E poi la SS219 verso Camporeggiano e Monteleto), percorrendo 30 km circa per un totale di quaranta minuti; non prima però di aver fatto una sosta a pochi chilometri dalla cittadina per ammirare i ruderi del Castello dei Gabrielli (del X secolo) e l’Abbazia di San Bartolomeo (dell’XI secolo), un edificio in stile romanico che conserva ancora le originali arcate, i possenti pilastri in marmo e la cripta. Per quel che riguarda Gubbio, la città è strettamente legata alla storia di San Francesco: proprio qui infatti il Santo si rifugiò dopo essersi allontanato da Assisi, ospite prima degli Spadalonga poi presso il lebbrosario. A Gubbio intraprese il suo percorso di conversione vicino alle persone più bisognose; inoltre, secondo l’agiografia legata al santo assisiate, fu qui che egli convertì un ferocissimo lupo. +

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