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Foresta Fossile di Dunarobba

Da Todi A Montefalco - L'elogio Dei Piccoli Borghi Ed I Sentieri Del Silenzio

Mappa Itinerario

Descrizione

L’Umbria accogliente e misteriosa, ricca di sacralità, arte e cultura, rischia di nascondere la meraviglia urbanistica dei suoi borghi, centinaia di piccoli paesi spesso arroccati sulle pendici o sui dorsali collinari, che sono al tempo stesso identità sociale e architettonica della regione. L’itinerario che proponiamo è particolarmente ricco di soste: partiamo da Todi, centro d’arte e di spiritualità, città che ha dato i natali a Jacopone, e arriviamo a Montefalco passando da Acquasparta, Massa Martana, Giano dell’Umbria, Bevagna, Spello e Foligno, comunità che ci mostrano una pluralità di identità, ognuna latrice di una propria personalissima meraviglia. Come è naturale attendersi, il paesaggio idilliaco che attraversiamo ci rivela un vasto patrimonio di abbazie e chiese di mirabile bellezza ma anche aree archeologiche straordinarie come la Foresta fossile di Dunarobba. L’ultima parte del percorso ci fa conoscere la Valle del Menotre con i suoi “sentieri del silenzio” che ci accompagnano in due luoghi di grande pace interiore, l’Eremo Santa Maria Giacobbe e l’Abbazia di Sassovivo.

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La Chiesa Bramantesca di Santa Maria della Consolazione. Il trekking urbano a Todi non può non iniziare con la “regina” delle chiese tuderti: S. Maria della Consolazione. La Chiesa è un elegante tempio cinquecentesco di grande valore per la città per un duplice motivo: innanzitutto la festa più amata e sentita da tutta la cittadinanza, frazioni comprese, ha luogo proprio presso questa chiesa l’8 settembre di ogni anno, quando si commemora la nascita della Vergine Maria con celebrazioni liturgiche, un mercatino, una lotteria e l’attesissimo spettacolo pirotecnico serale; in secondo luogo ci si trova di fronte ad uno degli edifici sacri cinquecenteschi più autorevoli d’Italia, perfetto esempio di architettura rinascimentale. I lavori iniziarono infatti nel luglio del 1508 e furono ultimati nel 1607, dunque lungo tutto l’arco del XVI secolo. L’estrema armonia ed eleganza della costruzione le ha dato la denominazione di “chiesa bramantesca”, legando quindi la paternità del progetto ad uno dei più illustri architetti dell’epoca, Donato Bramante. è una chiesa a croce greca e pianta centrale con decorazioni prettamente geometriche: finestre quadrate e rettangolari con timpani triangolari e semicircolari e le tre grandi absidi esagonali. Uscendo dalla chiesa scorgiamo in alto a sinistra tra gli alberi i resti di una torre: la costruzione faceva parte delle mura urbiche erette a difesa della città nel 1244, mura che si ergevano anche di fronte alla Consolazione continuando a salire fino a congiungersi alla Rocca Maggiore, in cima al colle. Purtroppo gran parte di queste fortificazioni venne distrutta nel corso del XIX secolo nel tentativo di dare una nuova sistemazione urbanistica al quartiere. Prossima tappa sono i Giardini Oberdan: davanti si estende la Media Valle del Tevere, con il fiume che scorre proprio alle pendici del colle (dalla sorgente del Monte Fumaiolo al mare sono 405 km), il piccolo comune di Montecastello di Vibio a pochi km da Todi e giù in fondo la monumentale Perugia, ben visibile nelle giornate particolarmente limpide (a circa 40 km da Todi). A sinistra si nota una costruzione arroccata su una collinetta: è il Monastero di Montesanto, che nel XIV sec. venne tramutato in una fortezza per meglio sfruttare la sua posizione, ottima per sorvegliare gli spostamenti che avvenivano via fiume.

 

San Fortunato e Jacopone da Todi. Con i giardini alle spalle percorriamo via Ciuffelli, unico canale d’accesso, in auto o bus, al centro storico. Tra botteghe di antiquari e gallerie d’arte giungiamo al punto in cui le case sulla destra si interrompono e di fronte a noi si apre la regale scalinata che culmina con il meraviglioso tempio dedicato a San Fortunato, Santo Patrono Protettore e vescovo di Todi nella seconda metà del VI sec. Il colpo d’occhio è davvero eccezionale. Prima di salire, però, è bene fermarsi qualche minuto davanti al monumento che si trova a sinistra, ai piedi delle scale. Dedicato al più illustre cittadino, Frate Jacopone da Todi, risale al 1930 e fu eretto in occasione del settimo centenario della sua nascita (1230-1930). Il materiale usato per la costruzione è una commistione di elementi di diverse epoche: le grandi pietre squadrate sono di origine etrusca, la colonna è del periodo romano e i piccoli bassorilievi in alto risalgono al X sec. Jacopone oggi è riconosciuto e stimato come uno dei poeti italiani più importanti del medioevo (si veda il box di approfondimento). Saliamo verso la chiesa e ci soffermiamo un po’ sul sagrato: voltando le spalle al portale possiamo ammirare, di fronte, tutta la zona tra San Fortunato e la Cattedrale, della quale si scorge il campanile e la parte superiore della facciata. Prima di entrare osserviamo attentamente la facciata: notiamo che non è ultimata nella parte superiore; infatti la costruzione, iniziata nel 1292, si protrasse fino al 1465 circa e a quel punto i priori decisero di fermare definitivamente il cantiere perché avevano già affrontato una spesa considerevole. Insieme a S. Lorenzo e S. Domenico a Perugia, San Fortunato è una delle chiese più ampie dell’Umbria: all’interno il visitatore è avvolto da un’intensa luce e sorpreso dallo slancio delle tre navate di uguale altezza (uno stile gotico alquanto raro in Umbria e detto “Hallenkirche”, chiesa a sala). Nelle navate laterali si aprono in tutto tredici cappelle che dovevano essere in ogni loro parte decorate con affreschi del XIV e XV sec.: purtroppo la manomissione delle stesse perpetrata fra il XVI e il XVII secolo ha causato la perdita di quasi tutti gli affreschi antichi. Molto sobria, ma al tempo stesso elegante, è la parte absidale: bellissimo l’altare del XIV sec. ornato con colonnine tortili; la statua del patrono benedicente venne aggiunta più tardi (da un artista locale nel 1643) come anche la tela con la Crocifissione (da P.P. Sensini nel 1590) e il preziosissimo coro ligneo intagliato (da A. Maffei da Gubbio tra il 1580 e il 1590). Nella cripta vennero erette due tombe: al centro, in un grande sarcofago di marmo policromo si trovano le reliquie di San Fortunato patrono e degli altri quattro santi martiri protettori di Todi, e cioè Cassiano, Callisto, Degna e Romana. A sinistra invece possiamo vedere il monumento funebre di frate Jacopone da Todi, morto nel lontano 1306, ma ancora privo, dopo quasi trecento anni, di degna sepoltura.
 

Piazza del Popolo ed i Palazzi Civici. Uscendo giriamo a destra e imbocchiamo via San Fortunato, senza trascurare di ammirare dal basso il profilo del campanile, ultimato nel 1460. Un cancello a destra indica l’ingresso alla Biblioteca Comunale e all’Archivio Storico, ospitati nella struttura dell’ex-monastero francescano insieme al Liceo Classico Jacopone da Todi. In fondo alla discesa giriamo a sinistra, percorrendo Via L. Leoni e attraversando il Rione Colle fino ad arrivare alla Piazza Jacopone, presso la quale ci ricongiungiamo alla strada principale, Via Mazzini. Sulla destra troviamo il Teatro Comunale, ultimato nel 1874 e considerato il quarto teatro dell’Umbria per capienza (dispone di 499 posti). Ancora qualche passo ed eccoci giunti al cuore della città: siamo in Piazza del Popolo, il nostro fiore all’occhiello, da molti considerata una delle piazze medievali più belle e più grandi d’Italia. Di forma tipicamente rettangolare, nasconde sotto le fondamenta una serie di cisterne romane del I sec. a.C. che servivano per la raccolta dell’acqua piovana e delle acque del sottosuolo (ingresso a pagamento, si veda il Museo Pinacoteca Città di Todi). Ai due lati minori della piazza spiccano da una parte la Cattedrale, simbolo del potere religioso, e dall’altra i Palazzi Comunali, incarnazione del potere temporale. I Palazzi Civici sono tre in tutto: Palazzo del Popolo, eretto in stile romanico a partire dal 1213 con lo scopo di avere sia una sede ufficiale per il Podestà del Comune e sia una grande sala per le riunioni dei rappresentanti del popolo, l’attuale Sala dell’Arengo. Accanto venne aggiunto circa 80 anni più tardi Palazzo del Capitano del Popolo, decorato in stile gotico (come testimoniano le eleganti trifore sulla facciata) e sede del tribunale e degli uffici giudiziari. In due fasi distinte (1330-40 e 1370) venne poi costruito anche il Palazzo dei Priori, sede dei rappresentanti di arti e corporazioni (da notare la torre a forma di trapezio, speculare al campanile del duomo). Questi tre edifici ospitano oggi gran parte degli uffici comunali e anche il Museo-Pinacoteca Città di Todi.
 

La Cattedrale di Santa Maria Annunziata e il Palazzo Vescovile. Ed ecco la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, che si erge al di sopra di una scalinata larga diciotto metri, formata da trentatre gradini (il numero degli anni di Cristo) e donata alla cittadinanza dal Vescovo Giuseppe Pianetti nel 1740. La facciata duecentesca a coronamento orizzontale venne spesso rimaneggiata nel corso dei secoli e anche colpita da almeno quattro fulmini che causarono non pochi danni: distruzione del rosone, di parte del campanile, incendio del portone di legno ecc. Notevole la presenza del Cristo Benedicente al centro dell’arco a sesto acuto del portale maggiore.Il portone originale di legno, intarsiato nel 1521 e poi colpito da due fulmini, venne definitivamente ricostruito nel 1639: soltanto i quattro pannelli superiori di legno di noce risalgono all’originaria versione e due di loro rappresentano un’Annunciazione; si tratta soltanto della prima delle quattro Annunciazioni che incontriamo visitando la chiesa, dedicata proprio all’Annunziata. Una volta entrati, abbiamo l’impressione opposta rispetto all’interno della chiesa di San Fortunato: qui la luce è molto più soffusa e l’atmosfera induce al raccoglimento, proprio come solitamente accade nelle chiese romaniche. Lo stile romanico è evidente anche nei soffitti a capriata, nelle strette monofore e nei possenti archi a tutto sesto delle navate. Le navate in origine erano tre, la centrale più alta e le laterali più basse. Usciamo dalla porta laterale e ci soffermiamo di fronte a un’altra opera fortementevoluta, e finanziata, nel 1593 dal Vescovo Angelo Cesi, e cioè il PalazzoVescovile. All’interno un bellissimo corridoioconduce agli uffici della curia, precedutida un grande salone affrescato nellaparte più elevata dal Sensini nel XVII sec.;i piani superiori, come ci racconta Don Alessandro Fortunati, erano, per voleredel vescovo, di libero accesso per chiunquedesiderasse visitarli: comprendevanol’elegante salone delle udienze, affrescatoda Ferraù da Faenza (1594), una galleriadecorata nel 1629 dal Polinori (della decorazionefa parte un’importante carta topograficadel contado di Todi) e la bibliotecacon l’archivio (la visita del Palazzo è possibilesolo su prenotazione, a pagamentoper gruppi superiori a dieci persone).

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La Foresta Fossile di Dunarobba. Lasciando alle spalle Todi raggiungiamo San Damiano, proseguiamo verso Acquasparta ( SS 3 bis) e in circa venti minuti raggiungiamo la Foresta Fossile di Dunarobba. Questo sito archeologico rappresenta uno dei soli tre casi al mondo in cui, dopo milioni di anni, una foresta si sia conservata nel legno e non si sia pietrificata. Rispetto ad analoghe situazioni presenti in Canada e nella Valle del Reno in Germania, a Dunarobba si è in presenza di una foresta ancora in piedi, in cui i tronchi hanno subito una fossilizzazione per mummificazione che non ha alterato la natura del legno: molti fusti infatti sono ancora in posizione eretta. La visione d’insieme del sito è sconvolgente per fascino e bellezza anche perché gli alberi non si fermano al metro di altezza ma svettano fino a quindici metri, raggiungendo i tre di diametro. Si è insomma in presenza di uno dei più antichi boschi del pianeta mantenutosi per milioni di anni nell’argilla e solo in parte riportato alla luce dai paleontologi. La foresta di Dunarobba forniva ombra e refrigerio alle sponde di un immenso lago che si estendeva su gran parte dell’Umbria, il lago Tiberino. Una visita a questa foresta è consigliata a tutti, anche ai non esperti di scienze, perché il solo contatto con i tronchi di queste gigantesche conifere millenarie regala intensissime energie.
 

L'Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio, Massa Martana. Lasciamo il sito archeologico di Dunarobba e proseguiamo per un percorso che ci condurrà in due abbazie di grande interesse storico e architettonico, l’Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio a Massa Martana e l’Abbazia di San Felice a Giano dell’Umbria. Attraversiamo la campagna umbra, coltivata a vigne e uliveti, con i suoi tanti piccoli orti privati. Da Acquasparta saliamo verso nord ( SS 3 bis verso Villa San Faustino, SS 316) in direzione Massa Martana, nella cui campagna ha sede una delle pievi più potenti dell’alto medioevo umbro, l’Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio, costruita dai nobili del paese a ridosso del X sec. e dedicata ai due martiri provenienti dalla Siria che proprio a Massa Martana furono giustiziati. Abitata dai benedettini, l’abbazia presenta un bel portale romanico, con una marcata lunetta sovrastante, che domina l’ampia facciata bianca: fu costruita sopra il luogo di sepoltura dei due santi martirizzati. La struttura architettonica è molto semplice e lascia entrare la luce esterna da una bifora posta alla sommità del portale stesso. Alla sua destra si erge con forza la mole di una torre, probabilmente sproporzionata rispetto all’abbazia per larghezza e altezza. All’interno la chiesa è dotata di un’unica navata e la copertura, come molte delle abbazie benedettine, è a capanna e con travi di legno. A questo punto non ci resta che raggiungere l’Abbazia di San Felice, a meno di venti minuti di distanza, salendo ancora verso nord in direzione di Giano (SS 316), un tragitto estremamente suggestivo sotto il profilo naturalistico perché privo di insediamenti urbanistici.


Bevagna: tra sacro e profano. La porzione dell’Umbria che stiamo attraversando in questo itinerario è tra le più attraenti della regione: ulivi, vigneti e poi i colli Martani, a nord di Bastardo, i dolci rilievi collinari attorno a Gualdo Cattaneo e quell’esplosione di colori e profumi che in primavera prorompono in tutta la loro vivacità: da Giano dell’Umbria a Bevagna occorre meno di mezz’ora (SS 316 verso Bastardo, Cantinone). Giungiamo dunque a Bevagna, uno dei borghi più caratteristici dell’Umbria, già gentilizio etrusco con il nome di Mefana e poi municipio romano con il nome di Mevagna: in verità l’assetto urbanistico è tipicamente medievale, con un centro storico che ha conservato l’originaria pianta duecentesca e le antiche mura che abbracciano l’intero paese per un perimetro di circa 2 km. Bevagna ha un fascino assolutamente unico: la deliziosa piazza Silvestri, con la fontana romanica, la Chiesa di San Michele con il suo campanile e gli enormi archi che introducono alle vie e alle piazzette circostanti sono uno dei più nobili esempi di architettura urbana della regione. Il centro storico di Bevagna ospita anche il Monastero delle Monache Benedettine di Santa Maria del Monte, fondato da Ranaldo dei Conti Ranaldi alla fine del XII sec. e abitato da monaci benedettini di Sassovivo. A poca distanza dal centro storico merita una breve visita la frazione di Capro (SP 403 verso via Alcide De Gasperi, vocabolo Capro) che accoglie il piccolo e delizioso specchio d’acqua dell’Aiso (o Abisso), un invaso del diametro di circa 25 metri ma capace di raggiungere una profondità massima di tredici. A rendere più seducente questo luogo è un’antica leggenda: racconta di un contadino, Chiarò, che nel giorno della festività di S.Anna, invece di dedicarsi al riposo e alla preghiera, avrebbe trebbiato il suo campo scatenando l’ira del divino che trasformò così l’aia in un lago, facendolo sprofondare e annegare. Il laghetto è interamente circondato dal verde così come il Convento dell’Annunziata (o Sant’Ansovino), luogo di culto benedettino fondato dai monaci di Sassovivo, a pochissima distanza dal lago. Per chi volesse dedicare ulteriore tempo a un’escursione in questo territorio, meritano un visita i piccoli borghi di Cantalupo, Limignano e Collemancio, paesi che sanno conservare ancora quel fascino intatto del tempo che fu.
 

L'arte del Pinturicchio e del Perugino e la Chiesa di San Claudio a Spello. A meno di 15 km da Bevagna, in direzione di Foligno, incontriamo Spello, piccolo borgo alla base del Monte Subasio da cui si può godere di uno splendido panorama sulla Valle del Topino. Dalla tipica configurazione medievale, Spello ospita all’interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore alcune tra le opere di maggior valore artistico della regione: il ciclo di affreschi del Pinturicchio nella Cappella Baglioni e quelli del Perugino. Di grande interesse è anche la Chiesa di San Claudio, un edificio di struttura romanica e a pianta basilicale costruita in pietra calcarea bianca del Monte Subasio. La chiesa non ha torri al proprio fianco e si presenta con una facciata con tre portali, quello centrale più ampio e destinato all’ingresso e gli altri due ciechi, e un rosone con due bifore ai lati: domina sull’intera facciata un bel campanile a vela (tipico delle chiese tardo romaniche umbre), lievemente decentrato, che fornisce all’intero impianto una certa asimmetria. Notevole anche l’interno, con le navate in pietra e legno e una bella pavimentazione costituita da piastrelle in cotto. I resti di abbondanti affreschi sono testimonianza della sua bellezza di un tempo.

 

Il sublime della Valle del Menotre: l'Eremo Santa Maria Giacobbe e l'Abbazia di Sassovio. A pochi chilometri da Foligno, a nord est, in direzione Colfiorito (SS 3, verso Belfiore, Altolina) ci immergiamo nello straordinario paesaggio della Valle del Menotre e della Valle dell’Altolina, uno dei più incantevoli angoli dell’Umbria: il verde è più carico e più primitivo che mai, e possiede una forza e una maestosità inaudita. Non è un caso se il territorio è di straordinaria importanza dal punto di vista geologico, capace di far emergere segni di una composizione mineralogica e frammenti di fossili risalenti a circa 180 milioni di anni fa. Prima di arrivare all’Eremo ci ritroviamo immersi nella possente forza del massiccio del Sasso di Pale (938 m.) che ha generato il fenomeno carsico ipogeo che si può ammirare nelle Grotte di Pale, nella Grotta della Camera del Laghetto, ricca di stalagmiti, e nella sublime Cascata di Pale, che fa compiere all’acqua del fiume Menotre un salto di circa 150 m. La sensazione è quella di vivere in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio. Il microclima generato in questa valle è il luogo ideale per l’abbondante flora (ricca di pioppi e salici) e fauna (soprattutto falchi). Per chi ama praticare il trekking questo itinerario è particolarmente consigliato perché offre la possibilità di godere del rapporto diretto con la natura e di muoversi all’interno di percorsi di rara bellezza. L’Eremo di Santa Maria Giacobbe è incastonato in questo ambiente, arroccato sulle balze del Monte di Pale e sembra emergere direttamente dalla roccia. Lo si raggiunge a piedi dopo un percorso a tratti scalinato: la vista di questo luogo di grande raccoglimento spirituale tocca profondamente l’animo. Costruito intorno al XIII sec. è dedicato al culto di “Maria Jacobi”, che secondo la tradizione si sarebbe ritirata qui dopo aver assistito alla passione di Cristo insieme alla Maddalena. L’eremo ci appare come una piccola costruzione simile a quelle che arricchiscono un presepio. Diversamente da altri luoghi affini, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe ospita numerosi affreschi, tra cui una Morte della Vergine di Cola di Petrucciolo di grande valore artistico: tra gli elementi simbolici raccolti nell’eremo e incisi nella roccia ci sono anche il tallone e la mano della Santa. Ciò che oggi ci appare come un unico edificio di culto è in verità il frutto di sistematiche assimilazioni di opere architettoniche prodotte in epoche diverse. Dall’Eremo Santa Maria scendiamo verso Foligno (SS77 verso Colle di San Lorenzo, Serra Bassa, via Sassovivo) e raggiungiamo l’Abbazia di Sassovivo, altro splendido esempio di monastero umbro. L’abbazia fu fondata nella seconda metà del XI sec., vissuta secondo la regola benedettina e già alla metà del XV sec. era una delle più potenti e ricche della regione grazie alle donazioni dei fedeli e ai privilegi papali: sotto il suo controllo diretto operavano ben novantadue monasteri, quarantuno chiese e sette ospedali. L’ingresso all’abbazia ci porta a un piccolo chiostro da cui si può vedere la facciata e la torre campanaria annessa, di recente restauro dopo il violento sisma del 1997. L’ingresso ci conduce direttamente allo splendido chiostro, particolarmente ampio, con circa centotrenta colonnine di marmo bianco e colorato sia binate che a spirale. Come raramente accade, dal chiostro non si accede alla cripta ma, tramite un raffinato scalone tipico delle residenze nobiliari, si raggiunge un vasto cortile che conduce alla chiesetta dove tuttora si celebrano funzioni sacre, e alla Cripta San Marone. Siamo nell’Alta Valle del Topino, a pochi chilometri dall’Oasi di Colfiorito e da Sellano, un vero paradiso per chi ama la quiete e i rilievi di montagna. La vista dal giardino pensile dell’Abbazia di Sassovivo è di commovente bellezza, soprattutto all’imbrunire. Non rimane che tornare a Foligno e raggiungere Montefalco.

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