Da Perugia a Orvieto – Terra, acqua e fuoco
Perugia è il capoluogo di provincia della regione e al tempo stesso una nobilissima città d’arte che merita di essere conosciuta in profondità. La sedimentazione storica e stilistica di opere architettoniche sacre e civili fanno di Perugia un centro di grande interesse turistico culturale e come tale è doveroso dedicarle una lunga passeggiata. Proseguiamo poi verso il Lago Trasimeno non prima di aver fatto una breve sosta a Corciano, rimasto ancora intatto nella sua configurazione urbanistica medievale. Il vasto bacino idrico del Trasimeno mette in mostra alcuni scorci panoramici di rara bellezza e un fitto insieme di castelli, torri e borghi fortificati che rappresentavano, un tempo, un unico vasto sistema difensivo. Prima di arrivare a Orvieto ci attendono altre tre brevi tappe: Città della Pieve,luogo natale del Perugino, l’Abbazia Sette Frati di Piegaro e la Scarzuola, incantevole complesso architettonico ricco di simboli esoterici e mistici.
Perugia, Città Augusta. Nonostante abbondanti ritrovamenti di reperti archeologici facciano pensare che il territorio di Perugia sia stato abitato fin dall’epoca preistorica, il primo assetto urbanistico del capoluogo umbro risale al VI sec. a.C. per mano degli Etruschi che avevano creato una città su due colli, il Colle Landone (l’attuale piazza Italia) e il Colle del Sole (l’attuale Porta del Sole), il punto più alto della città a 493 metri s.l.m. Perugia diventa una delle dodici cittàstato della Lega Etrusca: sono ancora visibili alcuni tratti delle mura originali in travertino. Dal III sec. a.C., successivamente alla battaglia di Sentino, Perugia entra sotto il dominio dei romani ed è Augusto a conferirgli il titolo di Augusta Perusia. Alla cittadina umbra fu poi persino legato il nome di un imperatore romano, Gaio Vibio Treboniano Gallo, nato a Perugia nel 206. Arrivano poi le invasioni barbariche ePerugia è costretta al dominio bizantinoe dei longobardi fino all’Età Comunale,durante la quale raggiunge il suo massimosplendore; sono di questo periodoalcune delle testimonianze architettonichepiù rilevanti, come la FontanaMaggiore, il Palazzo dei Priori, l’Università,la Cattedrale di San Lorenzo,la Chiesa di Sant’Antonio Abate, l’AcquedottoDuecentesco, il Convento eChiesa di Sant’Agostino, il Convento diSan Domenico e l’Ex Convento di SanTommaso: nel 1255 si celebra anche l’istituzionedel Capitano del Popolo. In epocarinascimentale Perugia si dota del definitivoassetto urbanistico con opere che nefaranno uno dei musei d’Italia all’ariaaperta: tra queste Palazzetto dei Notari, laChiesa di Santa Maria Nuova, il Conventodi Santa Maria Nuova (dei Serviti) e ilMonastero di San Benedetto dei Condotti.A metà del XVI sec. la popolazione diPerugia insorge contro lo Stato Pontificioin quella che passerà alla storia come laGuerra del Sale; al termine del conflitto,perdendo la battaglia con l’esercito di papaPaolo III, la Signoria di Perugia vide svanireanche la sua secolare indipendenzae fu di fatto annessa allo stato Pontificio:una sottomissione durata oltre tre secoli,fino al 1860, quando fu annessa allo statoitaliano dalle milizie piemontesi.La storia recente della città umbra è legataal suo sviluppo culturale, grazie al sistemauniversitario, al turismo, al terziario e aglieventi popolari più celebri come UmbriaJazz, Sagra Musicale Umbra e Festival delGiornalismo.+
Una passeggiata in centro. «Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno ». (Henry James, Transatlantic Sketches, 1875). Ed è con leggerezza e calma che dobbiamo iniziare la nostra passeggiata nel cuore del centro storico di Perugia. Dopo aver posteggiato nell’ampio e comodo parcheggio di piazza Garibaldi raggiungiamo il centro attraverso il lungo percorso di scale mobili che ci conduce nel cuore della Rocca Paolina, attraverso un imponente sistema di viabilità pedonale meccanizzato, costruito su progetto dell’architetto Paolo Lattaioli nel 1983. L’ingresso alla Rocca è come un salto a ritroso nella storia perché ci catapulta in un mondo fuori dal tempo, in una fortezza voluta da Papa Paolo III Farnese nel 1540 successivamente alla già citata “Guerra del Sale”. Pensata come una vera e propria cittadella all’interno di Perugia, con tanto di strade, vicoli, piazzette, uno stadio in legno per l’antico gioco del pallone e un tessuto urbanistico tipicamente medievale, fu disegnata dall’architetto Antonio da Sangallo il Giovane. Rappresentò per secoli il simbolo del potere papale ed oggi è il luogo nel quale si celebrano eventi culturali, esposizioni d’arte e fiere, uno spazio quotidianamente vissuto da migliaia di persone che intendono raggiungere il centro storico. Una volta usciti dalla Rocca entriamo nella moderna città di Perugia direttamente da corso Vannucci, l’arteria più importante della cittadina. Basta fare pochi metri, girando a sinistra, per ammirare uno splendido belvedere sulla campagna umbra affacciandosi dai giardini Carducci: uno sguardo panoramico vasto che nelle giornate di sole rivela un orizzonte profondo. La vista prospettica di corso Vannucci, invece, è di tutt’altra bellezza, grazie alle lievi curve disegnate dagli elegantissimi edifici medievali e rinascimentali e all’irregolarità prospettica del percorso: un tempo infatti fu un dorso collinare. Siamo nel cuore della realtà pubblica perugina dove si svolge gran parte della vita sociale, economica e commerciale di Perugia; ne sono testimonianza i tanti caffè storici che con i loro tavoli coprono gran parte della strada, come il Caffè Sandri e il Caffè di Perugia, da sempre luoghi prediletti per soste e appuntamenti di lavoro. Sul finire di corso Vannucci, sulla nostra sinistra, si erge il monumentale Palazzo dei Priori, con le sue forme gotiche, la facciata in travertino locale e un impianto architettonico frutto di diversi interventi a partire dal XIII sec. Simbolo del potere politico della città, oggi ospita il Collegio della Mercanzia, il Collegio del Cambio (dove operavano i cambiovalute e dove è conservato l’Autoritratto del Perugino) e la Galleria Nazionale dell’Umbria (che raccoglie sculture di Arnolfo di Cambio, la Madonna con Bambino e Angeli di Gentile da Fabriano, la Pala Sapienza Nuova di Beato Angelico e numerose opere del Perugino e del Pinturicchio). Il Palazzo dei Priori è uno degli edifici più importanti del Medioevo e affaccia su piazza IV Novembre con un’incantevole scalinata sopra la quale emerge la statua di un grifo, simbolo della città, che introduce alla Sala dei Notari, ambiente finemente decorato con affreschi del XIV sec. Davanti alla Sala Notari, di fronte alla scalinata del Palazzo dei Priori, fa bella mostra di sé la Fontana Maggiore, opera realizzata alla fine del Duecento da Nicola e Giovanni Pisano, che unisce la creazione artistica all’opera di ingegneria idraulica: la decorazione delle ventiquattro statuette che abbracciano l’intero perimetro della fontana rendono omaggio a personaggi biblici. Alla spalle della fontana domina una parte della Cattedrale di San Lorenzo, il Duomo di Perugia, costruito tra il XIV e il XV sec.; sono ancora visibili, ai margini dell’imponente struttura della cattedrale, i resti della Loggia di Braccio, opera rinascimentale andata distrutta in un incendio del 1534. Da piazza IV Novembre proseguiamo verso sinistra imboccando la pittoresca Via Maestà delle Volte, un percorso che offre uno dei migliori scorci di Perugia tra i resti del medievale Palazzo del Podestà e di un oratorio trecentesco: incantevole lo spazio che si apre davanti a una piccola fontana ancora funzionante, sotto imponenti e ampie arcate a volta. Girando a sinistra raggiungiamo in pochi metri il Teatro Morlacchi, centro culturale della città, ma è sulla destra, da piazza Cavallotti, che possiamo godere dell’ennesimo punto panoramico della cittadina: si tratta della lunga e ripidissima Scalinata dell’Acquedotto, costruita nel 1254 e lunga circa 3 km, che, attraversata interamente, conduce fino alla zona universitaria e alle mura etrusche: un percorso tanto faticoso quanto suggestivo. Volgendo ancora sulla destra torniamo sul fronte della Cattedrale di San Lorenzo, in piazza Danti. E invece di ripercorrere corso Vannucci consigliamo di scendere per Via Calderini e giungere in piazza Matteotti, dove troviamo un delizioso mercato coperto da cui si può godere del miglior affaccio panoramico di Perugia. Torniamo alla Rocca Paolina percorrendo poche decine di metri attraverso Via Baglioni.+
La presenza dei Templari nella Chiesa di San Michele Arcangelo. La Chiesa di San Michele, o Tempio di San Michele Arcangelo di Perugia, ( in Via Tempio), leggermente fuori il centro storico e fuori le mura, deriva da un antico tempio pagano, come testimoniano la pianta a forma circolare, alcuni materiali di recupero come le colonne corinzie e simboli di protezione chiaramente pagani presenti all’interno come la stella a cinque punte. Anche nella strada che conduce alla Chiesa, via Garibaldi, sono presenti alcune antiche abitazioni i cui architravi riportano simboli esoterici o alchemici, come il compasso di simbologia massonica o il Sulphur Philosophicum, elemento caro agli alchimisti. La Chiesa di San Michele, che risale al V sec. d.C., venne edificata sui resti di un precedente tempio romano, costruito a sua volta su un luogo sacro agli Etruschi. All’interno sono presenti anche indizi che rimandano ai cavalieri templari, dei quali d’altra parte restano, sempre a Perugia, testimonianze di grande rilievo, come la Chiesa Templare di San Bevignate costruita intorno alla metà del 1200. Qui è possibile rinvenire decorazioni con motivi zoomorfi e simboli di grande rilevanza come i due Fiori della vita che spiccano sul portale d’ingresso e che spesso accompagnano la presenza dei Templari per il forte valore simbolico. Chiamato anche “Sesto giorno della Genesi”, il Fiore della vita è ottenuto graficamente dalla rotazione di sei cerchi corrispondenti ognuno a un giorno della Creazione. Si tratta di un simbolo antichissimo, spesso legato alla forza vivificatrice del sole, che nel corso del tempo è stato usato dagli Etruschi, dai primi cristiani copti, dagli Ebrei e persino dai Cinesi.+
La Basilica di San Pietro. Poco lontano dal centro storico Perugia ospita un vero e proprio gioiello architettonico, la Basilica di San Pietro. Si raggiunge direttamente da corso Vannucci con una camminata di circa quindici minuti (verso via Baglioni, via Santa Lucia, scalette di Sant’Ercolano, corso Cavour, borgo XX Giugno), lungo un percorso che, nella prima parte, ci fa conoscere una Perugia diversa, quella del dorso collinare, che obbliga i suoi cittadini a ripidi sali e scendi: le scalinate di Sant’Ercolano, anche per questo motivo, mantengono un fascino particolare. Fin dal primo impatto visivo con la Basilica di San Pietro ci si rende conto della sua imponente mole, ancora oggi immersa nel verde del Monte Calvario: domina su tutto una splendida facciata e un altissimo e snello campanile a cuspide, che si può ammirare in tutta la sua leggerezza dagli affacci panoramici della città. L’edificio fu eretto alla fine del X sec. sopra una precedente cattedrale del VII sec. La particolarità della struttura sta nel fatto di accogliere un ampio monastero benedettino all’interno di una chiesa: merito dell’architetto Pietro Vincioli, al tempo stesso abate del monastero. L’ingresso nella chiesa è di un fascino sorprendente per la ricchezza delle decorazioni, dei marmi, del coro in legno, dei bronzi, degli intarsi e degli affreschi a firma del Perugino, del Sassoferrato, del Guercino (o della sua scuola) e del pittore e architetto Giorgio Vasari. La Basilica di San Pietro ha un’unica navata (con uno splendido soffitto a cassettoni in legno finemente decorato) con numerose arcate laterali sorrette da colonne in marmo; raggiungibile dalla chiesa è il monastero con due splendidi chiostri di gusto rinascimentale.+
Corciano e il Lago Trasimeno. Riprendiamo il viaggio verso il Lago Trasimeno facendo una breve pausa a Corciano (verso Ferro di Cavallo, Via Firenze, SS 75bis, Via Antonio Gramsci, Via Giuseppe Di Vittorio, SP 172 Via Pietro Nenni), raggiungibile in appena venti minuti da Perugia. Corciano è un piccolo borgo posto su una collina a 400 m. s.l.m, un centro abitativo nato a ridosso di un castello medievale. L’ingresso dalla Porta Santa Maria, con il bel torrione al fianco, conduce in un labirinto di vicoli, scorci prospettici decisamente affascinanti. Corciano conserva anche testimonianze d’arte, tra cui gli affreschi degli Zuccari nel Palazzo Comunale e la tavola del Perugino nella Chiesa di Santa Maria Assunta, numerose torri medievali, un castello e un Museo della Civiltà contadina. Poco distante dal centro storico, poggiato su un dorso collinare, merita di essere visitato il Convento di Sant’Agostino, un complesso monastico in stile gotico eretto nel XIV sec. Poco più di 10 km dividono Corciano dal Lago Trasimeno, il quarto lago italiano per estensione, con una profondità massima di sei metri e una superficie di 128 km quadrati. Il Lago, dall’inedita forma pressoché circolare, ha vissuto pagine di storia particolarmente rilevanti come quella dello scontro tra l’esercito romano, condotto da Gaio Flaminio, e quello cartaginese, guidato da Annibale, avvenuto nel 217 a.C.: l’evento bellico è passato alla storia sotto il nome di “Battaglia del Lago Trasimeno” e fu una delle più vaste operazioni militari della Seconda Guerra Punica, che costò la vita a ben 15.000 romani suddivisi in quattro legioni. Il Lago Trasimeno è di origine tettonica e in misura minore alluvionale, con un solo emissario, il canale dell’Anguillara, ricco di sali minerali e quindi di fauna marina: ne fanno parte il luccio, la carpa, il persico reale, l’anguilla e il pesce gatto. Dallo specchio d’acqua del lago emergono tre piccole isole, la Maggiore, la Minore e la Polvese: questo rende molto suggestivo l’intero orizzonte prospettico. A proposito di belvedere, consigliamo di iniziare la circumnavigazione del lago da Monte del Lago Trasimeno, un piccolo borgo di origine medievale da cui si gode il miglior panorama sul lago; sono ancora visibili le antiche mura che abbracciano il centro storico, con i vicoli stretti che arrivano a sfiorare le sponde lacustri: di grande interesse architettonico sono la meravigliosa Villa Aganoor Pompilj e la Chiesa di Sant’Andrea. Proseguiamo verso il delizioso porto di Torricella giungendo a Passignano sul Trasimeno, la “Perla del Trasimeno”, con la sua elegante rocca medievale e il centro storico raggomitolato sulle sponde del lago, uno dei porti d’imbarco verso l’Isola Maggiore. Continuiamo lungo il perimetro del lago giungendo prima a Tuoro sul Trasimeno, con il suo Campo del Sole, un parco d’arte contemporanea all’aria aperta con ventisette sculture in pietra serena (una sorta di Stonehenge italiana), e poi a Castiglione del Lago, poggiato su roccia calcarea, un tempo quarta isola del Lago Trasimeno, che ospita un centro storico d’impronta medievale perfettamente integro, un paese-castello che è sede di una splendida fortezza.+
Le orme di San Francesco dell'Isola Maggiore e l'Oasi Mistica di Isola Polvese. L’Isola Maggiore del Lago Trasimeno è un’oasi naturale abitata da poche decine di persone ed è immersa nel verde di ulivi secolari, lecci, cipressi e pioppi. Domina ovunque una grande pace, alimentata dalla presenza delle acque del lago stesso. Si può percorrere l’isola da destra e da sinistra, sia nel perimetro che all’interno, in una matassa di sentieri, viali e strade che ci conducono nei punti di interesse. Usciti dal molo e imboccata alla nostra sinistra Via Guglielmi, incontriamo il delizioso Palazzo del Capitano del Popolo, eretto nel XIV sec., con il suo grande orologio sovrastato da una piccola torre; quindi una spiaggetta e poi ancora, sul lungolago, i ruderi di un vecchio mulino e una pietra a forma di dorso di cammello sulla quale la leggenda vuole siano impresse le Orme di San Francesco. Zigzagando all’interno incontriamo due chiese del XII secolo, San Salvatore e San Michele Arcangelo (quest’ultima ampiamente affrescata, con soffitti in legno), ruderi di chiesette e torri, il Palazzo del Capitano del Popolo, del XIV sec., e i resti di uno splendido monastero, la Chiesa di San Francesco, oggi assorbito all’interno del Castello Guglielmi, con la sua corte, la sua rocca e il fascino di una nobile dimora. L’Isola Polvese si raggiunge invece dal pontile San Feliciano e da Tuoro sul Trasimeno e, con i suoi circa 70 ettari, è la più estesa delle tre isole del lago. Abbondante di vegetazione e meno soggetto a flussi turistici, l’isolotto ospita notevoli testimonianze architettoniche, come la meravigliosa Fortezza Medievale e i resti del Monastero di San Secondo, costruito alla fine del XIV sec. La Polvese è il luogo ideale per chi desidera vivere il Lago Trasimeno immerso in una vasta oasi naturalistica: a tal proposito si consiglia una visita al Giardino delle Piante Acquatiche.+
L'arte del Perugino nella Città della Pieve. Lasciando alle spalle le sponde del lago raggiungiamo in circa mezz’ora Città della Pieve percorrendo 30 km (SR 71 verso località Lacaioli, Muffa, Moiano, Po’ Bandino, San Litardo). È situata a 500 metri s.l.m. all’interno del comprensorio Valdichiana, ai confini con la Toscana. Fondata su un originario insediamento etrusco diviene Castrum Plebis intorno al VII sec., anche se deve il suo primo assetto urbanistico allo sviluppo della Pieve dei Santi Protasio e Gervasio in epoca medievale. Nonostante ciò l’odierno borgo conserva una configurazione architettonica tipicamente rinascimentale come dimostra l’eleganza di gran parte dei suoi palazzi, interamente costruiti in mattoni a vista, con portoni e finestre in legno di color chiaro. Città della Pieve è anche città natale di Pietro di Cristoforo Vannucci, meglio noto come il Perugino, il celebre pittore che proprio qui ha lasciato importanti testimonianze della sua arte: L’Adorazione dei Magi presso l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, la Vergine in Gloria e Santi Gervasio, Pietro, Paolo e Protasio e il Battesimo di Cristo all’interno del Duomo, la Deposizione dalla Croce nella Chiesa dei Serviti e Santi Paolo Eremita, Antonio Abate e Marcello presso la Chiesa di San Pietro. Nel 2000 Città della Pieve si è dotata anche di un prestigioso complesso edilizio a firma dell’architetto Mario Botta: affacciato su un pendio collinare, in prossimità delle mura e del monastero di Sant’Agostino, il complesso del nuovo Liceo Scientifico si erge a ventaglio come fosse una fortezza a sei torri interamente rivestita in mattoncini e vetro. Un vero e proprio gioiello di edilizia contemporanea.+
L'Oasi Mistica della Scarzuola. Poco meno di trenta minuti separano Città della Pieve da Montegiove (SS71 verso Monteleone d’Orvieto, Via Giovanni XXIII, Montegabbione, vocabolo Francescane, Montegiove), piccola frazione del Comune di Montegabbione immersa nel verde che ospita una delle più singolari opere architettoniche d’Italia, il parco mistico della Scarzuola. Valicata la soglia del complesso della Scarzuola si offrono alla vista un ampio cortile quadrangolare appartenente a un antico convento e una chiesa, fatti edificare nel Duecento per ricordare il passaggio di San Francesco che nel 1218, proprio in questo luogo, avrebbe costruito una capanna con il fango e la scarsa, una pianta palustre da cui deriverebbe appunto il nome di Scarzuola. Il complesso divenne la sede dei Frati Minori, che rimasero qui fino alla fine del 1700, quando ne presero possesso i Marchesi Misciatelli di Orvieto. Nel 1957 l’architetto Tomaso Buzzi rilevò la proprietà e con lui il convento acquista una nuova veste, colmandosi di elementi e simboli carichi di spiritualità. Qualche passo appena e si materializza una bizzarra cittadella in tufo con un vasto anfiteatro neomanierista innestato sul pendio di una collinetta, il Teatrum Mundi. è qui che ha origine un Viaggio iniziatico nell’inconscio: si incontrano sorprendenti monumenti, tra cui la Torre del Tempo con l’Orologio di Uroboro, la Casa-capitello, la Casa–stemma, la Grande Madre e il Tempio di Apollo, e poi ancora un’enorme bocca spalancata pronta ad inghiottirci, la Balena di Giona, simbolo della morte, passaggio obbligato per rinascere e intraprendere il percorso di risalita verso l’Alto. Proprio qui, nella parte più alta della cittadella, si erge l’Acropoli, dove sono raccolti gli edifici divini della civiltà occidentale.
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Da Assisi a Perugia – L'incanto del sublime
Assisi è lo scrigno d’arte dell’Umbria e al tempo stesso il cuore della spiritualità della regione. È la città che ha dato i natali a San Francesco, patrono d’Italia e fondatore dell’ordine mendicante, e Santa Chiara, fondatrice dell’ordine delle Clarisse. I luoghi francescani sono i protagonisti di questo itinerario, centri di grande spiritualità carichi di testimonianze d’arte, come quelle raccolte nella Basilica di San Francesco a firma di Giotto, Cimabue, Pietro Lorenzetti e Simone Martini. Nel tragitto che compiremo per raggiungere Perugia incontreremo anche altri complessi monastici di grande valore storico e architettonico, abbazie benedettine come quelle di Montelabate e di San Benedetto al Subasio. Ma l’Umbria è anche terra di antichi saperi artigianali e contadini. Fare una visita nei piccoli centri di Deruta e Torgiano significa immergersi nel miglior artigianato di ceramica della regione e in uno splendido borgo medievale, terra del buon vino e del buon olio.
Assisi terra di Santi. Ancora oggi Assisi è meta di pellegrini di tutto il mondo ed è sinonimo di città della pace e della conciliazione, in virtù dell’annuale Marcia della Pace che ha superato le sue prime cinquanta edizioni. Ma Assisi è anche città d’arte: merito delle decorazioni di Giotto, Cimabue, Pietro Lorenzetti e Simone Martini, autori di un ciclo pittorico di straordinaria intensità e valore, opere di altissima fattura dedicate al cittadino più illustre, San Francesco. Assisi ha una storia antichissima. Il suo territorio fu abitato già nel neolitico e gli scavi archeologici hanno portato alla luce testimonianze di vita dell’antico popolo degli Umbri tra il IX e l’VIII secolo a.C. Come spesso è accaduto per altre cittadine umbre anche Assisi deve la sua prima urbanizzazione ai Romani che la resero colonia nel 399 a.C. con il nome di Asisium. Fu poi convertita al cristianesimo dal vescovo San Rufino, fu assediata da Federico I Barbarossa e e fu ghibellina all’epoca dei Comuni. È in questo periodo, il 26 settembre 1182, che Assisi accoglie la nascita di Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, passato alla storia come San Francesco d’Assisi. Figlio di una famiglia benestante dedita al commercio di stoffe, nella cittadina natale ha vissuto le principali vicende della sua conversione e della sua vicenda umana. Fu nel 1205, all’interno della Chiesa di San Damiano, pregando davanti a un crocifisso, che sentì per la prima volta la voce di Cristo; nel 1208, poi, davanti alla cappella di Santa Maria degli Angeli, in occasione di una messa, ricevette dal signore l’invito a privarsi dei suoi averi e a prendersi cura dei malati e dei poveri ovunque avesse l’opportunità di farlo; fu sempre ad Assisi, nel 1225, che compose il Cantico di Frate Sole ed è nella Basilica di San Francesco che il santo riposa per sempre. Di undici anni più giovane, anche Santa Chiara, battezzata Chiara Scifi, nasce ad Assisi da una famiglia benestante, compiendo accanto a San Francesco le stesse scelte di vita, travolta dalla forza della predicazione del santo.+
Dalla Basilica di Santa Chiara alla Basilica di San Francesco. Il nostro itinerario all’interno del centro storico di Assisi parte dalla Basilica di Santa Chiara, che si raggiunge comodamente dall’ampio parcheggio Mojano, a ridosso delle mura che cingono la cittadina. Duecento metri appena ed eccoci nell’ampio piazzale della basilica i cui lavori ebbero inizio due anni dopo la morte della Santa per protrarsi fino al 1265. Su disegno dell’architetto Filippo da Campello, la basilica fu eretta sul luogo della chiesetta di San Giorgio. Nella facciata in pietra calcarea a filari bianchi e rosa e con portale gotico, la Chiesa mette in bella mostra di sé uno splendido rosone a due giri di colonnine e archetti. Affascinante la soluzione geometrica posta sul lato sinistro, tre ampi archi rampanti che conferiscono stabilità e forza all’intero impianto. L’interno ha una configurazione gotica a croce latina e un’unica navata con transetto divisa in quattro campate. La volta è ampiamente affrescata con pitture raffiguranti Santi e Apostoli. Nella cappella è conservato il crocifisso originalmente posto nella Chiesa di San Damiano che si racconta abbia parlato a San Francesco nel 1205, trasmettendogli il messaggio «Vade Francisco et repara domum mea». Usciti dalla Basilica ci dirigiamo verso destra in direzione di piazza San Rufino dove si staglia il Duomo di Assisi, eretto nel XII secolo, con la sua facciata romanica con tre rosoni e tre portali: al suo interno è ancora conservata l’originale fonte battesimale dove sono stati battezzati San Francesco, Santa Chiara e perfino Federico II di Svevia. Dal Duomo proseguiamo per via San Rufino raggiungendo così l’ampia e affascinante piazza del Comune, con la sua fontana, l’alta Torre del Popolo (del 1305) e il Palazzo del Capitano del Popolo, edificio duecentesco che sulle sue pareti mostra ancora i segni delle misure per la seta, la lana e il lino. Siamo nel centro medievale della città, luogo ideale per fare una pausa nei caffè affacciati sui portici. Affacciato sulla piazza anche il pronao del Tempio di Minerva, eretto nel I secolo a.C., incredibilmente integro nel suo impianto architettonico esterno ma nei secoli trasformato nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Percorrendo via San Rufino e successivamente via Porta Perlici ci troviamo davanti ai resti dell’ampio Anfiteatro Romano. Tornati nella piazza del Comune, l’itinerario prosegue percorrendo via Portica e via San Francesco (dove è conservata la Pinacoteca Comunale) una lunga strada sulla quale si aprono a ventaglio il Portico del Monte Frumentario, l’Oratorio dei Pellegrini, la Villa dei Maestri Comacini, e che infine ci porta davanti all’imponente Basilica di San Francesco. La costruzione iniziò due anni dopo la morte del poverello di Assisi, nell’estate del 1228, il giorno dopo che Papa Gregorio IX lo aveva proclamato Santo. La Basilica così come la conosciamo oggi è costituita da due basiliche sovrapposte, una inferiore (la prima ad essere realizzata) ed una superiore (di più recente costruzione): la scelta di organizzare gli spazi inferiori non come una semplice cripta ma come un’ampia basilica, nasce dall’idea di offrire il più sublime dei riposi a San Francesco. Entriamo dalla Basilica Superiore, che si affaccia su un ampio giardino e che dal lato sinistro offre un meraviglioso belvedere. La facciata a capanna rappresenta uno dei migliori esempi di architettura gotica italiana con un ampio rosone centrale. L’interno è a una navata con quattro campate, con transetto e abside poligonale: gli archi a sesto acuto scorrono sul nostro orizzonte visivo lungo l’intera navata, contribuendo a fornirci una visione prospettica di fuga verso l’altare. Si rimane subito incantati dalla maestosità dell’architettura, dalla luce distribuita dalle ampie vetrate e dagli infiniti colori che emergono dalle decorazioni e dagli affreschi che coprono gran parte dell’Abbazia. Il ciclo pittorico è di una rara forza espressiva e colpisce per la sua logica e rigorosità, facendosi opera pittorica e storica al tempo stesso: sono narrate storie dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, a firma di Cimabue, e dalla Vita di San Francesco per mano di Giotto. Colpisce il fatto che Giotto fu quasi contemporaneo di San Francesco e iniziò a dipingere il suo ciclo appena settant’anni dopo la morte del santo potendone così raccontare la vita. Chiudiamo la passeggiata passando per la Basilica Inferiore, attraversando in discesa l’incantevole piazza Inferiore San Francesco, con il suo affascinante colonnato, percorrendo via Giorgetti e proseguendo con la scalinata Fontebella che ci conduce alla Chiesa di San Pietro, fondata dall’ordine dei Benedettini nel X sec., con una facciata a tre porte e tre rosoni e con una significativa cappella in stile gotico. Raggiungiamo il parcheggio Mojano attraversando borgo San Pietro, via S.Apollinare e piazza Vescovado.+
L'arte sublime di Giotto e Cimabue. Nel maestoso cantiere umbro si sono avvicendate nei secoli personalità più o meno celebri della storia dell’arte ma, fra tutti, sicuramente è degno di memoria il binomio costituito da Cimabue e Giotto. Oltre ai due maestri toscani dobbiamo ricordare i nomi di Jacopo Torriti e della scuola romana, di Pietro Lorenzetti, Simone Martini, Andrea de’ Bartoli, Dono Doni, Cesare Sermei; a questi vanno aggiunte le diverse personalità senza nome che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria della chiesa francescana. San Francesco, morto il 3 ottobre 1226, espresse il desiderio di essere sepolto nella periferia di Assisi denominata Colle dell’Inferno, zona preposta alle forche destinate alla pena capitale dei malfattori. Il progetto dell’edificio che avrebbe accolto le spoglie del Poverello di Assisi prevedeva l’edificazione di due chiese sovrapposte allo scopo di soddisfare l’esigenza del culto del corpo del santo e della funzione di celebrazione eucaristica per i frati del convento. La Basilica Inferiore presenta l’ingresso incorniciato da uno splendido portale gotico. Nella Superiore troviamo una semplice facciata a capanna al centro della quale, a rompere la linearità della traslucida pietra locale di costruzione, è un rosone cosmatesco circondato, come nella tradizione umbra, dai simboli degli Evangelisti. Il tema decorativo degli affreschi del complesso francescano è incentrato sul parallelo e scambievole confronto fra la vita di Cristo e quella di San Francesco, vero testimone della fede cristiana, che ha rinunciato ai beni terreni per meglio avvicinarsi all’esperienza del Figlio di Dio. Anche se l’incontro fra Cimabue e Giotto risulta avvolto nella leggenda (il maestro che scopre il giovane e talentuoso pastorello del contado fiorentino mentre disegna una pecora su una lastra), dobbiamo piuttosto notare quanto questa unione mutò l’arte italiana nel corso di pochi decenni. All’interno del cantiere di Assisi Cimabue lasciò la sua opera più grande nella decorazione del transetto e dell’abside della Basilica Superiore, attraverso gli episodi dell’Apocalisse e la celebre Crocifissione, resa ancor più terribile e apocalittica dal deperimento chimico che ha provocato, per l’inversione dei colori, una sorta di negativo fotografico della superficie pittorica. In questi affreschi, così come nelle altre opere del celebre artista, sono ancora presenti quegli stilemi derivati dall’arte bizantina, o dei Greci, dalla quale il maestro inizia a distaccarsi, trovando poi, in Giotto, il degno prosecutore della sua opera. Giotto seppe avvicinare il divino all’umano, rendendo reale ciò che fino ad allora era sempre stato distante dall’esperienza fisica dell’uomo comune e dipingendo, intorno alla figura, uno spazio fisico sempre più verosimile, solido, un ambiente entro il quale i personaggi potessero muoversi come l’uomo medievale agiva nella propria città. Francesco è rappresentato innanzitutto come uomo e non come Santo. Il maestro di Bondone, aprendo alla nuova via dell’imitazione della natura tanto celebrata dalla critica quattrocentesca e cinquecentesca, ha saputo così affrancarsi dall’arte precedente e dar vita a quell’unicum della storia dell’arte rappresentato dalla Basilica di Assisi, degno scrigno dell’esperienza di San Francesco. Il ciclo pittorico di Giotto prevede ventotto affreschi rettangolari incorniciati in uno spazio di 270 x 230 cm.+
Luoghi Francescani fuori le mura. Sono almeno tre i luoghi francescani di grande interesse appena fuori il centro storico di Assisi: l’Eremo delle Carceri, la Chiesa di San Damiano, il Sacro Tugurio e la Porziuncola. Partiamo dall’Eremo delle Carceri, che può essere raggiunto anche a piedi uscendo dalle mura di Assisi da Porta dei Cappuccini, un lungo percorso di circa 5 km: in macchina basteranno circa venti minuti circa (verso via delle Fonti del Moiano, Largo Properzio, via Umberto I, via Santuario delle Carceri). Ciò che un tempo fu un eremo oggi è un affascinante convento costruito da San Bernardino da Siena nel 1400. Il convento nasce attorno alla grotta naturale dove tra il 1205 e il 1206 San Francesco decise di rifugiarsi per stabilire un suo intimo dialogo con il Signore; l’odierna S.Maria delle Carceri ingloba la primitiva cappella dove è possibile visitare il luogo del suo giaciglio. Racconta il biografo Tommaso Da Celano, in una versione tradotta del suo testo originale: «Alla periferia della città c’era una grotta… Francesco vi entrava, … e pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto. Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro e … bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima ». L’eremo è totalmente immerso nella fitta selva del Monte Subasio, un lecceto molto suggestivo dove leggenda vuole che gli uccellini fossero in ascolto della parola del Santo. Attorno al Convento si può procedere, immersi nella natura, in un percorso lungo il quale si possono ammirare statue in bronzo raffiguranti San Francesco: un luogo di grande fascino che ha la forza di commuovere tutti, al di là del credo religioso. Dall’Eremo delle Carceri riscendiamo a valle per raggiungere in quindici minuti circa la Chiesa di San Damiano (verso via Santuario delle Carceri, viale Giovanni XXIII, via Umberto I, via Valentin Muller, località San Rufino Campagna), niente di più distante dall’eremo appena visitato in quanto a isolamento e struttura architettonica: tuttavia questa Chiesa è profondamente legata alla conversione di San Francesco; infatti fu davanti al crocifisso contenuto all’interno (l’originale è oggi conservato nella Basilica di Santa Chiara ed è stato sostituito da una copia) che il Santo sentì, per la prima volta, la voce del Signore; e fu qui che, secondo la leggenda, San Francesco scrisse il suo Cantico delle Creature. Appena 2 km dividono la Chiesa di San Damiano dal Santuario Francescano del Sacro Tugurio in Rivotorto (verso località San Rufino Campagna, via Frate Fuoco, via Sorella Luna, via Francesca, via della Regola), il primo rifugio di San Francesco, come ricordato ancora da Tommaso da Celano, primo biografo del Santo: «Il beato Francesco era solito raccogliersi con i suoi compagni in un luogo presso Assisi, detto Rivotorto. Ed erano felici, quegli arditi dispregiatori delle case grandi e sontuose, di vivere in un tugurio abbandonato ove potervi trovare riparo (…) Era un luogo così angusto, che solo a gran fatica potevano sedersi e distendersi. Spessissimo per mancanza di pane, si nutrivano di sole rape ottenute a fatica in elemosina qua e là». Ciò che un tempo era solo un capanno coperto di frasche, conosciuto come sacro tugurio, è oggi custodito all’interno di un Santuario costruito all’inizio del XIX secolo. E infine arriviamo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli (verso via Francesca, viale Patrono d’Italia, via Los Angeles) dove è custodita la Porziuncola, un percorso di circa nove minuti e 5 km. La nuova basilica fu costruita tra il XVI e XVII sec. La Porziuncola riveste un ruolo di grande valore per la vita monastica di San Francesco. Originariamente costruita in sola pietra da alcuni eremiti intorno al IV secolo, fu riparata dal Santo e divenne luogo prediletto di preghiera e di ritiro spirituale: fu proprio in questa piccola cappella che San Francesco perse la vita la sera del 3 ottobre 1226. La Porziuncola è oggi all’interno di una Basilica costruita tra il XVI e XVII sec. in stile barocco.+
La meraviglia Benedettina di Montelabate. Riprendiamo il viaggio per raggiungere l’Abbazia di Montelabate o Abbazia di Santa Maria di Valdiponte (via Giuseppe Emili, SS75, Bastia Umbra,Collestrada, SS33bis verso Ravenna/Ancona, Lidarno, Ponte Felcino, Bosco,Ponte Pattoli, Casa del Diavolo, strada del Piccione, strada Montelabate), un tragittodi circa trenta minuti e 30 km. Completamente circondato da abeti e dalla folta natura del colle di Montelabate, l’imponente abbazia benedettina fu erettaprima dell’anno mille, con ogni probabilità tra il IX e il X sec., in stile romanicogotico. Il severo ed elegante impianto architettonico prevede una facciata con un ampio portale e rosone, e uno splendido chiostro raggiungibile dalla cripta; l’interno ha un’unica navata con volte a crociera e ancora oggi sono presenti due ampi affreschi, una Vergine in Tronocol Bambino e una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Battista. La storia dell’Abbazia racconta di un grande potere esercitato su tutto il territorio circostante, della presenza di monaci cistercensi a partire dal XVII sec., dell’acquisizione ad opera del marchese Medicia ridosso dell’Unità d’Italia e infine, più recentemente, della proprietà della Fondazione Gaslini di Genova. L’Abbazia di Montelabate è certamente una delle più importanti testimonianze architettoniche sacre della regione.+
Torgiano e Deruta. Prima di arrivare a Perugia abbiamodue ultime tappe da raggiungere, prima Deruta e poi Torgiano: due soste dedicate, rispettivamente, all’artigianato e ai migliori prodotti primi della tavola,l’olio e il vino. Per arrivare a Torgiano da Montelabate occorrono trenta minuti e30 km circa (verso strada del PiccioneSP 246, Casa del Diavolo, strada TiberinaNord, Bosco, SS 3 bis, Collestrada, il Sardo, SP 403 Torgiano – San Martino in Campo). Torgiano è un piccolo ma delizioso centro medievale nato come naturale espansione di un vecchio castello, un borgo posto alla confluenza del fiume Chiascio con il Tevere in un colle eccezionalmente ricco di uliveti e vigneti. E infatti olio e vino sono ancora oggi il più importante patrimonio gelosamente conservato dalla comunità: è Città del Vino (prelibati i suoi vini da invecchiamento: Docg per il Torgiano Rosso Riserva) e Città dell’Olio, a cui la società Lungarotti ha dedicato due musei, unviaggio intorno ai metodi e agli strumenti della lavorazione e al tempo stesso intorno al territorio e alla cultura contadina. Appena 10 km e arriviamo a Deruta (SP403 verso via Mario Angeloni, E45verso Casaccia, Pontenuovo, Deruta), vera e propria capitale umbra della ceramica artigianale grazie alle oltre duecento tra botteghe e società che operano nella produzione della maiolica artistica, arrivandoa coprire circa un terzo del totale nazionale. Di origini romane, Deruta acquisiscela sua competenza artigianale nel tardomedioevo mantenendola integra fino ai giorni d’oggi. Camminare per le strade del borgo significa sfilare tra piccole botteghe e spacci artigianali che espongono manufatti di ceramica colorata, ed è un vero piacere trovare angoli di dimore e palazzi storici ornati di mattonelle e cornici prodotte da artigiani derutesi: un’ampia collezione all’aria aperta è ospitata nei giardini Milizia de Magnini del centro storico. L’Ex convento di San Francesco ospita un Museo Regionale della Ceramica e una Biblioteca specializzata in storia della ceramica, che racconta opere e storia delle maestranze locali. A questo punto non resta che arrivare a Perugia percorrendo circa 20 km verso nord (E45 verso Ponte Nuovo); e sarà affascinante guardare la città al tramonto, come posata su un dorso collinare.+